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Full text of "Elisa e Claudio, o sia, L'amore protetto dall'amicizia : melodramma semiserio"

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1 


ELISA  E  CLAUDIO 


O  SIA 

L'AMORE  PROTETTO  DALL'AMICIZIA 

MELODRAMMA  SEMISERIO 

DA  RAPPRESENTARSI 

NELL'I.  R.  TEATRO  ALLA  SGALA 

V  QL\xX\i\\\xo  òefL' attuo  i8&*» 


MILANO' 
1IAL2;À  STAMPERIA  DI  GIACÓMO  PIRCli^ 
èiriBoontro  al  detto  I.  R.  Teatro, 


nosic  imm 
vm-dìmi  Hia 


ARGOMENTO; 


Jlj  eA  in  Firenze  unn  gentil  eontadina  orfana^ 
chiamata  Elisa,  amica  ed  ospite  altra  gimane 
contadina  per  nome  Carlotta.  Claudio  ,  figlio  del 
Conte  Arnoldo,  imaghitosi  della  prima ^  avea  con 
essa  contratti  segreti  tegami  di  matrimonio ^  co 
validati  dalla  nascita  di  due  fanciulli. 

U  orgoglioso^  e  severo  Conte  non  sospettò y  ch'i 
il  cuore  del  figlio  preoccupato  fosse  da  passiom^ 
amorosa  ,  se  non  quando  gli  propo^'e  un  vanta '^i^- 
giosOf  è  nobile  maritaggio ,  elle  venne  dal  mede- 
simo apertamente  rkusuto.  Fu  allora  ^  che  dopo 
inutili  esortazioni  e  minacele  lo  rinchiuse  in  una 
domestica  prigione^  daiìdo  altrui  ad  intendere  di 
a'^erlo  mandato  a  viaggiare.  T^i  stette  Claudio 
per  un  anno  circa  sino  ed  giunger  colà  dtl  Mar- 
chese Tricotazio  dì  Bologna  con  Silvia  sua  figlia y 
destinatagli  dal  padre  in  isposa. 

È  da  notarsi,  che  un  certo  Celso  bresciano  y 
di  civil  condizione ,  già  condiscepolo  ed  amico  di 
Claudio  nelV  Università  di  Pisa,  siccome  inna- 
morato di  Silvia  non  altrimenti ,  cK  essa  di  iui  ^ 
avea  preso  servizio  in  qualità  di  cameriere  pressa 
il  Marchese,  onde  meglio ,  e  più  da  vicino  si 
coltivasse  la  geniale  loro  corri^ondenza.  Fu  egli 
perciò  dolente  compagno  di  quel  viaggio;  e  in 
si/fata  circostanza ,  ad  entrambi  funesta  ,  rico- 
nobbe, e  fu  riconosciuto  daW  infelice  amico. 

La  presente  azione  melodrammatica ,  appog^ 
giata  in  gran  parte  alle  prepotenze  del  Conte , 
eseguite  col  mezzo  d'un  suo  malvagio  servo,  no- 
mato Luca  t  avrà  incominciamQnto  daW  improv^ 
viso  arriv9  dd  Marchese, 


Digitized  by  the' Internet  Archive 
in  2015 


https://archive.org/details/elisaeclaudioosi494roma 


PERSO  NAGGL 


ELISA,  gentil  contadina,  orfana,  ed  OGCultif 
sposa  di 

Signora  Teresa  Belloc. 


Sig-.  Domenico  Donzelli. 
COWTE  ARNOLDO,  uomo  superbo  e  prepotente. 

Sig.  Luigi  Lahlache, 
CARLOTTA,  confidente  ed  ospite  amorevole 
di  Elisa. 

Signora  Margherita  Schira, 
IL  MARCHESE  TRICOTAZIO  di  Bologna, 
alquanto  collerico,  ma  d'ottimo  cuore,  e  di 
buona  fede  ,  padre  di 
Sig,  Nicola  De  Grecis. 
SILVIA,   promessa  sposai  a  Claudio,  e  segreta 
corrisposta  amante  di 

Signora  Carolina  Sis^elli. 
CELSO  ,  che  per  essere  vicino  a  lei  ha  preso  ser- 
vigio in  casa  del  Marchese. 
Sig,  Pietro  Gentili, 
LUCA,  servo  del  Conte,  istigatore,  e  LiinisLr^r 
delle  di  lui  prepotenze. 
Sig.  Carlo  Poggiali. 


l  Sgherri. 

X'  azione  si  finge  in  Firenze, 

La  musica  è  espressamente  composta 
dal  Maestro  sig.  Saverio  Mercadante  Napolitano, 

Le  Scene  sono  tutte  nuos^e  p  disegnate  e  dipinte 
dal  sig.  Alessandro  Sanquirico. 


CLAUDIO,  figlio  timido  del 


Domestici  del  Conte. 


6 

Siipplwnnlì  alle  prime  pxirti  ccmtmìU 
Sisaoìa  A.deiaide  Cassag'O. 
Òìg.  Gior^uni  f -^ulo  IjerelLa.  -  Sig.  Pietro  VasGÌi 

Maestro  al  Cemhalò 
Sig.  Vincenzo  Lavigna. 
Primo  ì^ioUno  y  Capo  d'Orchestra 
Sig.  Alessandro  Rolla. 

^hro  primo  Violino  in  sostituzione  al  Sig.  Rolla 
Sig.  Giovanni  Cavinali, 
Primo  T^ioìino  de*  Secondi 

Sig.  Pietro  Bertuzzi. 
Primo  T'^iolino  per  i  Balli 
Sig.  Ferdinando  Pontelibero. 
Primo  p'^ioloncello  al  Cembalo 
Sig.  Giuseppe  Storioni. 
^Itro  primo  F^iolùnceìlo 
Sig.  Vincenzo  Merighi. 
Primi  Clarinetti  a  perfetta  vicenda 
Sig.  Pietro  Tassistro.  —  Sig.  Felice  CorradL 
Primo  Flauto 
Sig.  Giuseppe  Rabboni. 
Primi  Oboe  a  perfetta  vicenda 
Sig.  Carlo  Yvon.  —         Giuseppe  Becalli. 
Primo  Corno  di  Caccia 
Sig.  AgOiFtino  Beloli, 

Primo  Fagotto 
Sig.  Cauclenzio  Lavaria, 

Primo  Contrabbasso 
Sig.  Giuseppe  Andreoli. 
Professore  cV^rpa 
$ìi^,  Giovanni  Buttista  Rosasi. 


Direttore  del  Coro 
Sig.  Carlo  Salvioni, 


Editore  ^  e  proprietario  della  Musim 
Sig.  Giovanni  Ricordi. 

Macchinisti 
Signori 

Francesco  e  Gervaso,  fratelli  PayesL 


Capi  Illuminatori 
Ig.  Tommaso  Alba.  —  Sig.  Antonio  Moruzzt. 

•   •  — i'  -m 

Capi  Sarti 
Da  uomo  Da  donna 

g.  Antonio  Rossetti,        Sig.  Antonio  M^^joli. 

Attrezzista 
Sig.  Ermenegildo  Bolla. 

Berrettonaro 
Sig.  Giosuè  Parravicino; 


Parrucchiere 
Sig.  Innocente  Bonacina, 


B  PERSONAGGI  BALLERINI. 

Inventori  e  Compositori  de'  Balli 
Sig.  YiGANò  Salvatore.  —  Sig.  Bertini  Filippo. 
Primi  Ballerini  s^rj 
Signori 
Lachouqae  Carlo. 
LeoiJ  Virginia.  -  Pallerini  Antonia,  -  Donzelli  Dupin  Antonia^ 
Primi  IlaUerini  per  le  parti  serie 
Sig.  Molinari  Kicoìa.  -  Signora  Bocci  Maria.  -  Sig.  Bocci  Giuseppe. 
Sig.  Nichli  Cario.  -  Sig.  Trigambi  Pietro.  -  Sig.  Ciotti  Filippo. 
Primi  Ballerini  per  le  parti  giocose 
Sig.  Francolini  Giovanni.  -  Signora  \  iganò  Celeste. 
Primi  Ballerini  di  mezzo  carattere 
Sig.  Traballoni  Angelo.  -  Sig.  Samengo  Paolo^  -  Sig.  Fietta  Pietro* 
Sig.  Massini  Federico.  -  Sig.  Bedotti  Antonio.  -  Sig^.  Chiocchi  Odoardo. 
Sig.  Balanzoni  Giovanni.  -  Sig. GriffantiGiiiseppe.  -  Sig. BoresiFioravanle. 
Altri  Ballerini  per  le  parti 
Signori 

Bianciardi  Cailo-Pallerini  Girolanio-Trabattoni  Giacomo-SileyAntonio. 
Accademia  di  Ballo  degl'  II.  RR.  Teatri. 
Maestri  di  perfezione 
Sig.  Leon  Arnoldo.  -  Signora  Leon  Virginia. 
Maestro  de' fanciulli  j  Maestro  di  mimica 

Sig.  ViLLENEfjvE  Carlo.  '     |     Signora  Monticìni  Tere.sa. 
Allieti  del P Accademia  suddetta. 


no  re 


Trezz.i  Gaetana,  Olivieri  Teresa,  Alisio  Carolina,  Zampuzzi  Maria, 

Guaglia  Gaetana,  ViscardìGiov-^nna, Valenza  Carolina,  Bianchi  Angtla, 
-Ces-^rani  Adelaide  ,  Piebaudengo  Clara,  Ce,saraui  Rachele  ,  Ravina  E^lcr, 
Novellau  Luigia,  Elli  Carolina,  Carboni  Tere^n  ,  Cas.iti  Carolina, 
Turpini  Giuseppa,  Migliavacca  Vincenza. 
Sig    Caiiali  Giovanni, 
Corpo  di  Ballo 


Signore  Rararini  Teresa. 

Albuzio  Bavl-.ara. 

Tr aba  f t o n  i  Fr  n  r e  s c  a , 

Bianciiiidi  IVI ..ddalena. 

Fasi  Antonia. 

PeieUi  Maria. 

Barlìini  C  lì^aii  Antonia» 

Rossetti  Agostina. 

Feltrini  Msst>imi liana. 

Ber  loglio  Uosa.  ' 

Massini  Caieriiia» 

Man  gin  i  Anna, 

C  o  s  t  a  m  3  g  li  -  K  u  fr  0  s  i  a  * 

Bedotti  Te:  »  sa. 

Pilli  Gaetana, 

Ponzoni  Malia, 


Signori  Nelva  Giuseppe. 
Belìoni  Michele. 
Goldoni  Giovanni. 
Arosio  Gaspare. 
Pai  ra vici  ni  Cario. 
Presliuavi  Steliino. 
Zanoli  Gaetano, 
Rimoldi  Giuseppe. 
Citerio  Francesco. 
Corticeììi  Liijgt. 
Tad\j^ìicri  Franc(jsco. 
(Vinti  Femio. 
Ciprigni  Giuseppe. 
"  Hos.setti  M.:rco. 
Maessani  Frjincesco. 
Ga volti  Giacomo. 
Cozzi  Giovanni. 

Suppìimenti  ai  primi  Ballerini  per  le  porti 
Al.'if  sini  Fcdei  ico.  -  Sig.  Baranzoni  Giovanni.  -  Sig.  Redolii  Anlóiiio 
Signora  Zampuzzi  Maria.  —  Signora  Olivieri  Tercea. 


ATTO  PRIMO. 


SCENA  PRIMA. 

Galleria  in  casa  del  Conte  . 
con  due  porte  laterali  praticabili. 

Coro  di  Camerieri  ^  Domestici  e  Lacchè  ^  come 
anche  di  donne  impiegci^e  iìi  diversi  servìgi 
nella  casa  del  Conte:  poi  Luca  agitato  per 
V  improvviso  arrivo  del  Blarchese. 

Coro       C^he  scompiglio!  che  fracasso  1 
Per  r  arrivo  d'  im  Marchese  ! 

{dandosi  molto  movimento) 
Che  ritorni  al  suo  paese 
Se  gì'  incresce  d*  aspettar. 
Lue.       Conte...  Conte...  X)v  è  il  padrone? 

(con  multa  smanici) 
Coro  Non  si  trova  ,  non  si  sa. 

Lue.       Yoi  qui  it?ie  confusione  (rimproverane 
doli  sempre  colV  istessa  smania 
ed  impazienza) 
Senza  movervi  d'un  passo... 
Il  Marchese  è  giù  d  cibbasso... 
Coro  Che  ci  stia  .  .  ,  {con  dispetto) 

Lue. (più  alterato  e  confuso)  Via  su,  correte, 

Via  cercate  ,  non  sapete  .... 
Coro  Senza  far  tante  parole,  (conerifad^ 

Se  lo  cerchj  chi  lo  vuole  : 
Io  per  ma  non  posso  più. 


ATTO 

Lue.       Che  parlar  f  cha  tracotanza  ?  (somma- 
Che  si  visiti  ogni  stanza  mente  irritato) 
Presto  a  voi  ...  chi  su,  chi  giù, 
lo  frattanto  andrò  di  \k/parte  in  fret.) 

Còro  Più  bel  pazzo  non  si  dà.  (partono 

in  confusione  per  diverse  bandej 

SCENA  li. 

Il  Conte  in  furia  ^  indi  Luca  e  Coro  di  ritorno; 
finalmente  il  Marchese  con  Silvia  sua  figlia, 
.e  Celso  suo  cameriere. 

Con.       C^ual  mai  strepito  infernale 

Per  le  stanze  ,  p^r  le  scale  !..  « 
Io  non  so  che  voglia  dire 
Questo  scendere  e  salire.,.. 
Quest'incerto  brontolio, 
Che  serpeggia,  che  risuona, 
Che  r  orec^chie  mi  rintrona  , 
Che  mai  tregua  non  mi  dà. 

Coro       Illustrissimo  ! . . .    {ansanti  da  varie  parti) 

Luc\  Eccelle  nzai... 

Con,  Piano ....  {sbigottito) 

Lue.  Sappia...  in  confidenza... 

Coro  La  carrozza .... 

Con.  (come  sopra)       Ma  eh'  è  stato  . . . 

£i/c.  11  Marchese...  {senza  poter  continuare) 

Con.  Ha  ribaltato  ? 

Lue.  Peggio  ,  peggio  !  {anelante  còme  sopra) 

Con.  {con  somma  imp&z.)  Si  è  accoppato  ? 

Lue.  11  Marchese...  eccolo  qua.  {reggen- 

dolo a  comparire) 

Con.  Il  tuo  diavolo  !      {in  atto  dì  partire) 

Mar.  Alto  >à.  ^ 

Signor  C^'nte,  i  pari  miei 


PRIMO.  II 

Anticamera  non  fanno:    (con  somma 
Ixìi  appce  io  vs  ned^i  gravita) 
Di  sì  strana  incuMÌtà. 
M«il  per  te,  mia  cara  fiJla, 
Se  il  Contino  a  \m  somi:JÌj;! 
A  proposito,  ii  Coiiiino  {nvi.lgendosì 
di  nuovo  al  Conte) 
Che  non  viene?  cosa  fa? 
Con.       (Che  ho  da  dirgli?)  E'andiito  a  Caccia. 

{confuso) 

Mar.         Bagatella  !  oh  questa  è  Leila  ! 

Mentre  ha  in  casa  una  beccaccia 
Docilina  come  questa,  (accenn.  Sih.) 
Corre  armato  alla  foresta 
Le  selvatiche  a  cercar  ? 
Qui  mi  par  che  si  canzoni,  (rinforzando 

la  voce) 

Con,  La  s'inganna:  mi  perdoni:  (alterato 

A.  tenor  di  quanto  scrisse,  anch'esso) 
Chi  credea,  ch'oggi  venisse? 

Zac.  Ecco  il  foglio.     {si  les;a  di  tasca  una 

lettera  ,  la  spiega ,  e  gliela  mostra) 

Mpr.  (calmandosi)  E*  ver;  d'un  giorno 
Ho  il  viaggio  anticipato  : 
Di  gridar  non  ho  ragione:  (al  Conte) 
]Non  si  pensi  a  quel  eh' è  stato: 
Tu  che  fai  là  in  quel  cantone ,  (a 
Sembri  un  uom  di  carta  pesta. Xeiso) 
Figlia  mia ,  perchè  sì  mesta  ? 

Sih.  Stanca  io  son. 

Cels,  (a  Sii.)  (Ben  mio,  coraggio!) 

sa,^.  (Ahi)/ 

Con.  U  effetto  del  viaggio  :  (accos- 

tandosi alla  medesima) 
Ha  bisogno  di  riposo ,  (al  Mar,  ac^ 
Poi  brillante  ancor  sarà,     cerni,  Silv.) 


12  ATTO 
Coro       Alla  vista  dello  sposo 

La  stanchezza  passerà. 

Tutti 

Con, Mar, {Che  bel  nodo!  che  pariglia! 

Grideranno  i  commensali: 

Nei  più  celebri  giornali 

L' imenèo  farò  stampar.) 
Sih.Cels.  (ISoi  col  pianto  sulle  ciglia, 

Deplorando  i  nostri  mali  ^    (fra  loro) 

Per  si  barbari  sponsali 

Siam  costretti  a  sospirar.) 
Zuc.Coro( Che  si  faccia  gozzoviglia, 

Che  si  goda,  che  si  sciali, 

E  un  profluvio  di  regali 
^  Poi  ci  venga  ad  inondar.)    (il  Coro  si 

disperde) 

SCENA  IH.  ' 

Il  Conte  y  il  Marchese  y 
Silvia  e  Celso  alquanto  indietro  in  aria  trista ^ 
Luca  vicino  al  Conte, 

(^071. Siete  alfm  persuaso  ?^ 
Mar,  E  in  me  lo  sdegno 

Fuoco  d'  srida  scorza  : 

Tosto  si  accende,  e  subito  si  smorza,  (si  ab- 
CoJi.A  proposito...  i  nostri  hracciano) 
Dell'antica  amistà  moti  primieri 
Obblìar  mi  faceano  i  complimenti 
Dovuti  alla  sposina,    {incammin.  verso  Silv,) 
Silv  (confusa^  Eh  ì  . .  .  'noii  occorre. 

CortÉ*mio  dover.  Farmi  assai  trista.      al  flTar,) 
Mar.  Effetto 
Delia  stanchezza  ,  o  della  moda,  A  nozze 
Sempre  cogli  occbi  bassi,  e  il  collo  torto... 


/ 


PRIMO, 


C'ori. Van  le  plebèe  ,  che  sono  {interrompendolo) 
Zotiche  per  natura  : 

Quanto  alle  nostre  hanno  miglior  coltura. 
Mar  Senti  ?  (o  òil   li  tu  cun  quel  viso  lungo  lungo  (a 

Che  fai  colà    chr  non  la  tieni  allegra?  Ceh.) 
Ceìs  Mi  proverò.  (  Sapessi  come  ì  ) 
Mar   {al     on.)  E'  quegli 

Un  mio  servo  ledei  ,  diverso  assai  • 

Dall'  altra  servitù.  Sta  seinpre  in  casa 

Per  farle  conipagnia. 
Con. Oh  i  andate  a  ri=   sar  Claudio  frattanto 

Di  caccia  tornei  à. 
Mar.  (a  òiìv  )  Lo  sposo  .  .  .  udisti  ? 

Si  diletta  dì  caccia. 
Con,  Egregiamente  ! 

Ehi  !  .  .  .  guid-ate  gì'  illustri     (a  due  domestici 
che  stanno  aspettando  gli  ordini) 

Ospiti  al  preparato  appartamento, 
il/or. Stanca  è  la  fi^-Jia  ,  e  sento 

Che  di  riposo  ho  gran  bisogno  anch'io. 

A  rivederci. 
Con.  Addio  y  Marchese. 

Mar.  (prendendosi  per  la  mano)  Addio. 


(il  Mar.y  SiU,  e  Cels.  partono  accompa- 
gnati da  due  domestici) 


ConA       fa  d'uopo,  ch'io  tragga 

Il  figlio  di  prigion.  Tu  mi  accennasti, 
Son  pochi  giorni  ,  alcuni  tuoi  sospetti 
D'  un'  amorcS'j  tresca 
Tra  Claudio  e  una  plebea. 


SCENA  IV. 


Il  Conte  e  Luca, 


Lue. 


Non  son  lontano 


i4  ATTO 

Dall'  appurarne  il  ver 
Con.  ^         Va  dunque  :  indaga , 

Parla  ,  prometti ,  e  pa,^a  , 

Accorto  esplorator.  Ecco  una  borsa,  ^g-li  dà 
Xuc.Meglio  I  una  borsa  di  danaro) 

Con.  Qualunque  spesa 

Giovi  al  disegno  mio ,  sarà  ben  fatta  : 

Di  cosa  importantissima  si  tratta. (i>uc,  paride) 

SCENA  V. 

Il  Conte  indi  Claudio. 

Con.Claudio  . . .  Claudio  . .  .  ritorna  (chiamane 
dolo  dopo  a^^er  aperto  un  uscio) 
Fra  le  braccia  paterne...  un  anno,  io  credo, 
Di  prigionia  fatto  lo  avrà  più  saggio. 
Che  se  avesse  il  coraggio 
13i  resistermi  ancor,  fra  le  catene 
Senza  pietà  farò  languirlo...  ei  viene.  (Jopo 

"  aver  osservato) 

eia.       E  fia  ver?  cessò  lo  sdegno, 
-  Che  mi  avea  da  te  diviso  : 
Nel  tuo  volto  alfine  un  segno 
Di  pietade  io  veggio  ancor. 
Con.       Son  lo  stesso;  e  a  te  conviene 
Eseguir  quel ,  eh'  ho  deciso  : 
Spezzerai  le  tue  catene , 
Se  ti  pieghi  al  genitor. 
eia.       Che      imponi  ?  , 
Con.  E  la  tua  spo3a 

Arrivata,  e  là  riposa. 
eia.  Chi? 

Con.  La  ignori  ?  è  Silvia. 

eia.  ^  Oh  stelle  I 

Con,  Se  li  mostri  a  me  ribelle, 


PRIMO.  i5 
Se  la  destra  non  le  dai , 
Tu  la  vittima  sarai 
Del  paterno  mio  rigor. 
Al  mio  pianto  ornai  ti  arrendi, 
Quel  furor,  deh!  calma,  e  cedi, 
E  l'arbitrio  a  me  concedi 
Degli  affetti  del  mio  cor. 
Vieni .... 

Ah  I  no  ... . 

Resisti  ? 

Oh  Dioi 

Scellerato  !         (sempre  più  crescendo 
nel  Conte  1'  impeto  dello  sdegno) 
Ah  !  padre  mio  ... 
No,  più  padre  a  te  non  sono  : 
Ti  detesto...  ti  abbandono... 
Maledirti  io  pur .  . . 

Deh  !  taci. 
Qual  eccesso!  quale  orror! 
Non  ha  freno  il  mio  furor. 
(  Miseri  figli ...  io  moro  . . . 
Elisa  ! .  .  .  invan  ti  adoro  .... 
Ah  !  non  si  dà  del  mie 
Più  barbaro  dolor.  ) 
(In  questo  sen  respira 
L'  amor  paterno  ,  e  T  ira  : 
No  ,  non  si  dà  del  mio 
Più  barbaro  dolor.  ) 
Rlectó  alla  tua  prigion.  Più  non  udrai 

(coi-i  molta  forza) 
La  voc^  mia;  del  genitor  T  aspetto 
Più  non  vedrai 
eia.  {quasi  piangendo)  Crudel  sentenza  ! 
Con.  {come  sopra)         .  '  E' lieyè 

Al  fallo  tuo, 
eia,  (  Potessi  Elìsa  almeno 


ATTO 


Del  nuo  stato  avvertir...  dirle...) 
Con,  Che  pensi  ? 

Che  borbotti  fra  te  ? 
eia.  Penso...  (Ah!  si  fmga 

Per  darle  almen  1'  ultimo  addio.  ) 
Co7i  ^  ^  ^'c  - glie s ti? 

O  nozze  ,  o  prigionia. 
eia.  icoìi  qualche  ^sàcnza)  Si ,     scelsi,  e  cedo 

Al  paterno  comando, 
fon. Vieni  al  mio  sen.  Vedrai  che  sposa!  (ahbrac) 
eia  li  quando  ? 

Con. Fra  pochi  istanti 
da.  (  Oh  Dio  i  ) 

Con,  Ya  ,  ti  ritesli  , 

Abbigliati  a^la  meglio;  e  di' che  appena 
Ritornasti  da  caccia. 
eia,  (  Oh  quaì  cimento  !  ) 

<7o7i.  Parti.  {affrettandolo^ 
eia  Ubbidisco.  (parte) 


\^ua\  mai  scoperta!  altro  che  amor*  5Ì  tratta 
Di  serie  conseguenze.  Elisa  è  m  ie]- 
Già  di  due  bambolini  :  abita  in  cas  i 
D'una  certa  Carlotta;  entrambe  sono 
Povere  contadine.  Il  caso  esìge 
Pir.nto  riparo;  e  fuor  che  usar  la  forza, 
lo  non  veggio  altra  strada: 
Di  tutto  il  Conte  ad  avvertir  si  vada. 

(corre  in  fretta  neWoppartamento  del  Conte) 


Con,  (partendo) 


Eccomi  alfin  contento. 


SGENA  VI. 


Luca  di  ritorno  affannato. 


PRIMO.  17 
SCENA  YII. 
Silvia  y  indi  Celso  ^  poi  Claudio. 

Silv.^^ome  accostarmi  alFara?  e  a  chi  non  amo 
Fede  giurar,  mentre  quest'alma  è  accesa 
Ad  altra  face?  Oh  Dio!  (da  sè) 

Cels.  Silvia,  non  dormi? 

Sih.  E  tu  che  fai  ? 

Cels,  Deh  !  non  ti  prender  cura  , 

Che  di  te  stessa. 
Sìlv.  E  lo  potrei  ? 

eia,  (osservandola)  (  La  sposa 

Esser  quella  dovria.  ) 
Sih.  [^esaminando  C/a.)  (Che  il  destinato 

Sposo  fosse  colui  ?  ) 
eia.  (Mesta  mi  sembra...) 

*SaV.(  Lieto  non  è..  ) 
eia.  (  Coraggio  !  ) 

Sih.        ,  (Ardiri) 
eia.  ^  La  figlia 

Fors'  è  lei  del  Marchese  ? 
Slh.  Ah!  si 

eia.  (  Sospira  !  ) 

Sih.EWa.  è  forse  il  Contino? 

eia.  ^  Ah  !  sì ,  son  quello. 

*S'i7v.(  Sospira.  ) 

Cels.      (E' desso... io  non  m'inganno.)  Ahi  Claudio. 

{esaminandolo  con  attenzione) 
C/a, Sei  tu?  Celso,  tu  qui?  Da  che  lasciammo 
(abbracciandosi  e  riconoscendosi) 
Di  Pisa  i  stiidj,  ove  fra  noi  si  strinse 
Si^  tenace  amistà  ,  mai  più  non  ebbi 
Di  te  notizia,  ed  or.... 
(^^<^l^^'  Lungo  sarebbe 


i8  ATTO 

Dirti  le  mie  vicende. 
On.  ^  ÌL  non  nien  lungo 

II  narrarti  le  mie. 
Cels.  Saper  ti  basti  , 

CK  io  servo  per  amor  ;  che  in  te  ritrovo 

Il  mio  rivai . . . , 
eia.  (con  amara  espressione)  Rivalità  funesta  ! 
SiU^Come  ? 

Ceìs.  Spiegati .  . 

eia.  Oh  Dio  ?.. , 

Già  legato  è  il  mio  cor. 
Sih,  Nè  sciolto  è  il  mio* 

Cicf. E  non  meno  d'amor,  che  di  secrete 

Legittime  catene  : 

Dunque  ... 

Cels,  Dunque  si  pensi  in  qualche  modo 

Le  nozze  a  frastornar. 
Ola,  Mece  venite  (guardando-^ 

In  più  segreta  parie.  Ivi  la  storia    si  intorno) 

Ti  narrerò  de'  mali  miei. 
Cels.  ^  La  nostra 

Tu  pur  sapraic 
eia.  .       ^  Protegga 

Scambievole  amistà  con  puro  zelo 

I  nostri  affetti. 
Sih.  Ah  !  lo  volesse  il  cielo. 

(  partono  insieme  ) 

SCENA   VII  L 
Camera  rustica. 
Elisa  sedata  presso  i  figli  che  dormono, 

M  iei  cari  figli . . .  ah  !  voi  dormite  • . .  ignari 
{vagheggiandoli^  poi  sospirando) 
Di  vostra  sorte...  oh  quanto  è  dolee  il  sonno 


PRIMO.  19 
Dell'innocenza  I  ...ei  fugge  fsHe^/a  e  si  avanza) 
Dagii  occhi  miei  :  lo  risospinge  il  pianto  , 
Lo  spaventa  il  dolor.  Già  scorse  un  anno . . . 
X-in  anno...  od  Dio  ! ...  sposo  crude!  ! ...  qual  mai, 
<Jual  da  noi  ti  divide  obblio  funesto?..* 
Quella,  oh' è  pur  tua  prole  e  mia  ,  sovente 
Di  te  mi  chiede . . .  io  madre  ...  io  le  rispondo 
Con  mentito  sorriso ...  e  il  pianto  ascondo. 
Giusto  ciel ,  deh  !  più  sereno 
I  miei  voti  alfin  ricevi  : 
Stringa  il  padre  i  figli  al  seno, 
Rieda  ornai  lo  sposo  a  me. 
Sul  mio  capo,  ahi  sol,  se  vuoi, 
Sfoga  pur  gli  sdegni  tuoi  : 
Abbian  pace  i  figli  almeno , 
Se  la  madre  è  in  odio  a  te, 
Ah\  se  a  me  riede 
L' amato  bene  , 
Ampia  mercede 
Quest'alma  avrà. 
Di  tante  e  tante 
Sofferte  pene 
Un  solo  istante 
Trionferà. 

S  CEKA  IX. 

Carlotta  affannata^  e  delta, 

Ccrr.  Elisa ...  ah!  tu  non  sai...  misera  amlomLc, 
Claudio ... 

Elh.  Che  fu  di  lui  ?  ( con  ansietà ,  e  timore) 

Car.  Nulla:  egli  è  sano 

Assai  più ,  c4ie  non  merita. 
Eiis.  {in  gran  fretta)  Cie  dici  ? 

Come  ?  perchè  ? 


m  ATTO 
Car.  Quel  Claudio  . . .  (con  enfasi) 

Oh  perfidia  degli  uomini!...  quel  fido  (con 

ironia  e  dispetto) 

Tuo  sviscerato  amante. ..(es/tandoperZ'a//ann.) 
Elis Xeon  somma  impaz.ed  agitaz  )Ebben?prosesui.. 
Car.  A 'una  dama  straniera 

Darà  la  man  di  sposo  innanzi  sera, 
ElisJ^h  fole  !  (non  prestandole  fede) 

Car  {con  forza)  Fole  ?  il  ciel  volesse  !..  è  certo, 

Com'  io  ti  vedo. 
Elis. (incominciando  a  turbarsi)  Onde  il  sapesti  ? 
Car.  ^  A  caso 

Per  via  parlar  ne  intesi  :  io  volli  allora 

Meglio  il  vero  indagarne  ;  e  tanto  feci, 

Che  seppi  alfui  della  novella  sposa 

Patria  ,  nome,  iegnaggio  ... 

E  che  .  •  . 

Elis. i^vaciilando) 'Non  più...  chi  misostien? 
Car.  .  Coraggio! 

(corre  a  prendere  una  sedia  y  la  fa  sede- 
re ^  e  V  assiste) 

SCENA  X. 

Claudio  in  somma  fretta  ^ 
Elisa  s^'tnuta  y  e  Carlotta. 


eia.  Oisa  !.. . 

Car,  Oh  ciel  !  chi  vedo  mai!  qual  fronte  ! 

Quale  ardir  !  via  di  qua.  {con  forza  a  Ola.) 
eia,  Che  avvenne? 

Car.       (additandogli  Elis.)  Osserva ,  . . 

Per  colpa  tua  ... 
eia.  Mia  cara  Elisa  . . .  (con  tra^ 

sporto  volendosi  avvicinare) 
Gar,  (rabbiosamente  ri  spingendolo)  Indietro... 


PRIMO.  21 
da.  Elisa  ,  anima  mia  . . .  (come  sopra} 

Car.  Se  tu  la  tocchi , 

Maledetto  impostor,  ti  salto  agli  orchi.  {Elis. 

incomincia  a  rinvenire) 
-E?is.Ohimè!.. chi  veggio?., ed  osi  ancor? (nconosc.C/.) 
eia,  Q^al  colpa 

In  me  condanni  ?  io  vengo  . . . 
Elis.{interrompendolo  con  impeto)  A  farti  giuoco 
Delle  miserie^  mie  . .  »  lasciami  soia  . . . 
Fuggi,  e  per  Sempre  ai  sguardi  miei  t'invola. 
Cessa  una  volta,  o  barbaro, 
Di  lacerarmi  il  seno  : 
Lascia,  che  in  pace  almeno 
Io  soffra  il  mio  dolor. 
eia.       Per  te  finora  intrepido 
Sfidai  la  sorte  irata  : 
Ma  per  soffrirti  ingrata, 
Cara,  non  ho  valor. 
Car.       Lasciasti  un  anno  scorrere  ; 

Poi  torni  ardito ,  e  franco  : 
Sei  d'altra  sposa  al  fianco, 
E  parli  a  lei  d' amoi:,    (accenn.  Elisa) 
eia.       Ma  se  . .  . 

Car.  Che  mai  t'avvenne  ?  (ini€rro7np. 

eia.  Il  padre . . .  con  dispetto) 

Elis^.  Ebben ?  (interromp.  con  impaz.) 

eia.  Finora 

In  carcere  mi  tenne. 
Elis.  Empio  I  (con  sorpresa,  e  indignazione) 

Car.  Tiranno! 
Elis.  ^  Ed  ora?... 

eia.  M'offre  una  sposa  ... 

ear.(interrompend.  con  enfasi  caricata^  E  dama! 
Elis.  Ahi  dunque...        (sempre  ansante) 

Già,  Essa  non  m  ama . . , 

Cor.  Ma  tu?... 


^  ATTO 
eia.  D'accordo  skmo,  ... 

Elis.  Perchè?... 
€la.  Perch'io  non  amo 

Idolo  mio ,  che  te. 
jEUs.       e  fìa  ver  ?  [con  trasporte^"^ 

Cor.  (con  sorpresa)  Che  ascolto  mai. 
Citi.  Tel  giurai,    {ad  Elisei  con  fermezza^ 

£lis,  {con  brio)  Son  fuor  di  me. 

eia,  /    Care  luci  ,  a  me  serene 

\       Deh  !  tornate  a  scintillar. 
Elis.  ì    Fra  le  braccia  del  mio  bene  {abbracciane 
\       Io  ritorno  a  giubilar.  dolo) 
Car.  I    Bel  veder  da  tante  pene^ 

\       Due  beiralme  a  respirar  ! 
eia.        Mia  speme  ,  addio  .  . .  {in  aito  di  partire) 
Elis.  {trattenendolo)  Qiial  fretta  .'^^ 

Ca.  Furtivo  io  venni .. .  (c,  s.) 

Car. {corre  a  prendere  i  figli)  Aspetta... 
Elis,  Pegni  del  nostro  amore  , 

Abbraccia  1  figli  almen. 
eia.       Ah!  si  .\  .  mi  balza  il  core,  (ahbrac-^ 
Mentre  vi  stringo  al  sen.  ciandoU} 
a  S  Non  teme  alF  aspetto 

Di  sorte  incostante 
Chi  serba  nel  petto 
Si  candida  fè. 
Che  giorno  brillante  ! 
Che  raro  diletto  I 
Pili  tenero  istante 
Di  questo  non  v'è.  {Claudioparte) 


pai  M  o. 


SCENA  XI, 

Carlotta  dopo  aver  chiusa  la  porta  si  avanza  : 
MUsa  torna  lieta  a  sedersi  presso  i  figli  : 
indi  Luca  e  Coro  di  sgherri, 

Car.jL  overin  ,  mi  dispiace 

Di  averlo  maltrattato,  e  di  aver  posta 
La  mia  povera  Elisa  in  tanta  pena. 
Pur  troppo  è  ver!  non  manca 
Tempo  a  parlar.  Lo  dico^  e  lo  ripeto 
Cento  volte  in  un  di:  ma  che?  se  poi, 
Per  non  tradir  le  qualità  del  sesso , 
Cento  volte  ritorno  a  far  lo  stesso?  (si  sente 
Chi  batte  ?  hussare) 

Luce  Coro     Aprite.  (di  fuori  con  forza) 

Cut.  Ah  1  chi  sarà  ?  quai  voci 

Selvaggie  e  fiere! ...  il  cor  mi  trema...  io  quasi... 
{si  sente  di  bel  nuos^o  a  battere  con  mag^ 
gior  forza) 
Vengo  .  .  .  qual  prepotenza  ? . .  • 

Luc.{c,  5.  e  con  voce  più  gagliarda)  Olà,  ti  sbriga: 
Vuoi,  ch'io  la  porta  atterri?...  (Car.  opre) 

Car.Che  vogliono  da  noi  codesti  sgherri? 

jEIis.eCar.Ah I  0.. .  {spaventate) 

Lue.  e  Coro       Tacete  . . .  non  temete  . . . 

E'  una  cosa  . . .  un  po'  gelosa  . . . 
Ma  con  garbo,  e  in  buona  pace^ 
Se  vi  piace  -  il  tutto  andrà. 

i?Ii5,Car. Qual  diritto? 

Lue,  e  Coro  Zitto ,  zitto  .  .  ^ 

Elis,  c  Car.  Che  insolenza  ! . . . 

Lue.  e  Coro  Con  prudenza  . . . 

Elis.  e  Car.Che  volete  ?  • . .  io  chiamo  gente . . . 

Luce  CoroNon  temete  . . .  non  è  niente  . .  • 

Elis.  e  Cor.  Qual  arcano?  . . .  qual  flagello?  ... 
Che  si  tenta?...  che  si  fa? 


24  ATTO 
Zuc. Coro Yia  ,  pian  piano  . . .  via  ,  belbello .  .  r 

Senza  far  pubblicità. 
Lue.       Eccoli  là  . . .  prendeteli  .  • .      {accenna  i 
fanciulli  :  alcuni  sgherri  corrono  ad 
impadronirsene.  Luca  e  gli  altri  af- 
ferrano Elis,  e  Car.  che  si  oppongono) 
Elis,  Ah  !  figli  miei  ! .  . . 

Gar.  Che  fate  ?  . 

Elis,  Qual  tratlimento  ? 

Lue,  Andate,  (a  due  sgher- 

ri ,  nelle  mani  de'  quali  sono  restati 
i  fanciulli.  I  due  sgherri  partono  su- 
bito,  mentre  le  donne  son  trattenute 
dagli  altri  ) 
Elis.  e  Car.  Pietà  ... 
Lue*  e  Coro  Non  v'  è  pietà. 

Elis f  e  Car,  (  Ahi  1  : . .  figli  miseri  !  . . . 

l     Ah  !  no  . . .  fermate  ...  (a  quelli , 
I    Da  questa  camera     che  partono) 
Yi  allontanate...  {agli  altri  ^  che  le 
Ch'eccesso  è  questo  trattengono) 
j  .  Di  crudeltà  ! 
Luce  Coro  jLa  nostra  collera 
Non  provocate  , 
Non  fate  ostacolo... 
Non  v'arrischiate, 
O  a  voi  funesto 
[    L'ardir  sarà.  {Luca ,  e  gli  Sgherri 

partono) 

£Zi5. Carlotta  ,  addio  .  . .  (parte  furiosamente) 
Car.  (volendo  tratten.ì  Deh!  non  esporti...  aspetta ... 

Ah  !  voglia  il  elei,  che  a  qualche  strano  eccesso 

L'impeto  non  la  sproni 

Del  suo  materno  amor  f  non  si  abbandoni, 

(le  corre  dietro) 


PIUMO;. 
SCENA  XIK 
Galleria  come  sopra* 
Sihia  f  e  Celso;  indi  Claudio  ^  e  Carlona 

Dunque  fuor  che  una  fuga,  altro  ripiego 

Per  noi  non  v'  è  ? 
Cels,  No  ,  cara. 

CZa. Ciel  I  che  mi  narri?     (agitato  a  Car.  ,  che 
mostrasi  del  pari  affannosa) 
Car.  11  ver. 

eia.  Nèsal?... 
Car.  Di  vista 

Io  la  perdei. 

eia.  Dunque...         (con  trasporto)? 

Celsk  Che  avvenne? 

eia.  Amico.,^ 

Addio  .  . .  (in  alto  di  retrocedere)^ 

Cels.  Come?  {tratt^.nendol<^) 

eia.  D'indugj 

Non  è  più  tempo  . . .  i  figli  miei  rapiti . .  • 

Desolata  la  sposa.,  .  (fuori  di  5è ,  e  in  atto^ 
Sih.  Ohimè  1   di  partire  c.  sj' 

Cels.  (trattenendolo  c.  s.)  Ti  arresta  . 

Sih.  Ci  voleva  anche  questa  ! 
C/a,  Lasciami  . .  ,  (tentando  di  liberarsi) 

Cels.  Non  fia  rer ... 

Mar.  Celso . . .      (di  dentro) 

Cels.       (a  eia.)  Reprimi 

Le  smanie  tue. 
Car.  Misera  lì^lisa  l 

7k(ar.  (e.  s.  a  voce  più  alla)       Ehi  . .  .  Celso  , . 
Cels.Vensìnm  piuttosto... 
GUi,  (con  impazÌ€n€'a)  Ebben  ?  , ,  . 


26  ATTO 
Mar.  (c.  s.)  Sei  sordo? 

Cds.  lo  credo, 

Che  vi  sarà  maniera  . . . 
eia.  Qual  mai  ?  (con  impaz.  c.  s.) 

Cels.  Soffri  per  or  ;  calmati  ,  e  spera, 

C7a.  Folle  io  son  ,  che  t'ascolto:  agi*  infelici 

In  cosi  rea  fortuna     (liherandosi  da  Cels) 
L'unica  speme  è  il  non  averne  alcuna,  {in 
atto  di  partire:  poi  si  ferma  \^eggendo  av- 
vicinarsi il  Marchese) 

SCENA  XIIL 

//  Marchese^  e  detti,  poi  Luca ,  e  Co^^o  di  domestici. 

Mar^C^m  si  borbotta  .  •.  (nelV  entrare  con  forza) 
eia.  (Ecco  il  Marchese...)  (riman- 

gono  lutti  mortificati^  ed  attoniti) 
Sih.  ...  C^^h  Dio!...) 

ilfar.Qual  silenzio  improvviso  al  i^iunger  mio  ? 

{avanzandosi  con  impeto) 
Tu  chi  sei  ?  che  fai  qui?  chi  t'ha  mandato? 
Sei  di  casa,  o  straniera?  (a  CarL  che  retro- 
Su  via  ,  presto  ,  rispondi...     cede  spaventata) 
Car.  Ahi  {traendo  un  gran 

sospiro  fugge) 

Mar.  (gli  altri  rimangono  senza  moto)  Buona  sera. 
Ma  in  qual  casa  son  io  ?  come  in  un  punto 
Muti  voi  di  veniste ,  (sempre  in  somma  collera) 
E  immobili  cosi  ,  che  mi  sembrate 
Tante  mummie  d'Egitto? 

Cels.  Il  mio  rispetto  . . . 

6ih.  Il  mio  dover  . , ,  (sempre  immohili,  mortifica- 
ti ^  e  cogli  occhi  bassi) 

eia.  La  civiltà,  w. 

Mar,  (con  enfasi)  Volete  , 


PRIMO. 

CIi  io  davvero  incominci  a  far  da  padre V..; 

(con  calore  a  Sih.  indi  agli  altri  due) 
Da  padrone  ?, . .  da  suocero  ?  . .  .  smorfietta  ^ 
Parla  tu  ;  che  cos  hai  ? ...  no  ? . .  via  v  Pasquino, 
(prima  a  Sih,  poi  a  Celso,/ 
A  te...  neppur?..  ma  tu  che  fai,  Contino? 
Qual  malanno  ti  coglie  ? 
!Si  va  col  capo  basso  a  prender  moglie  ? 
L'ho  intesa;  tocca  a  me  i 
lo  scioglierò  la  lingua  a  tutti  e  tre. 

Se  mi  fai  più  lo  stordito  :       (a  Celso) 
Io  ti  mando  alla  malora  ^ 
E  ti  do  per  benservito 
Schiaffi  e  calci  in  quantità. 
Culs.       Padron  mio,  per  carità  . .  .  (in  alto  sup- 
Mar,  Taci  adesso  ,  e  fermo  là.  plichevole) 

Figlia  rea  ,  se  non  mi  sveli,     (a  5i7v.) 
Che  vuol  dir  questo  raggiro, 
Io  ti  caccio  in  un  ritiro 
Senz  un'  ombra  di  pie^à. 
Silv.       Padre  mio,  per  carità...  {in  atto  supplic.^ 
Mar.         Taci  adesso  ,  e  ferma  là.   come  Gelso) 
Quanto  a  te  ,  mio  bel  Contino  ,  (sere- 
nandosi y  ma  con  un  sorrise  amaro) 
Io  ti  accuso  al  Conte  padre  : 
Egli  poi  dei  tuo  destino  , 
Come  yuol  j  deciderà.  '^v 
eia.        Mio  Signor,  per  carità  ...  (^wppZ/cTievo- 

le  ,  come  gli  altri  due) 
Mar,  Taci  adesso  ,  e  fermo  là. 

(Ho  parlato  da  Marclvese  :  (m/:^/nfo  da. 
impaziente  fugge  :  Cels.  per  tratte-- 
nerlo  gli  va  dietro  ;  e  Silv.  intimo- 
rita li  segue) 
Più  resistere  non  sanno; 
E  di  q^ua  non  partiranno 
Senza,  dir  la  verità.) 


s8  ATTO 

Dunque.,,  oh  bella  L.,  ehi...  dove  sono? 
{rivolgendosi  f  e  non  reggendoli  ^  con 
sorpresa,  ed  impeto  li  richiama) 
Ehi . .  .  canaglia  . . . 
Coro  Eccoci  qua. 

Mar,      Mancavan  questi  altri 

Per  farla  compita  ... 
La  bile  mi  rode  .  .  . 
Lo  sdegno  m*  irrita  .  .  . 
Coro  Ma  dica  .  .  .  non  ode  .  .  . 

Xue.  Che  chiasso  è  mai  questo? 

iifar.         (Un  altro  di  fianco...)  {alluden,  aLuc .) 

Che  grugno  molesto  !  . .  (guard.  Lue,) 
Or  ora  V  abbranco  . .  ) 
Cora  Se  ha  qualche  comando  . .  • 

Zéuc,  Se  posso  servirla  .  . . 

Mar,  Yi  mando ,  e  rimando  ...      (a  tutti) 

Volete  capirla  ?.. 

Ma  parti ,  ma  va.  (a  Lue.  con  sommo 
Son  ci  eoo  ,  son  sordo...  dispetto) 
Che  razzà  importuna! 
Son  tutti  d'  accordo 
Per  farmi  crepar. 
Lite,  e    Ei  gli  occhi  straluna  :  (fra  loro) 

Coro  Non  v' è  da  scherzar,    (il  Mar.  parte 

in  furia  :  il  Coro  si  disperde) 
.  ,^uc. Non  si  sa  con  chi  Y  abbia    Eppur  non  senza 
Grave  cagion  gridato  avrà.  Gittava 
Fuoco  dagli  occhi.  Io  non  vorrei,  che  avesse. 
Scoperti  i  nostri  intrighi.  Un  gran  rumore 
Meneran  certamente 
Quelle  due  donnicciuole  :  e  ,  se  le  nozze 
Non  sollecita  il  Conte ,  or  che  si  è  tanto 
Stuzzicato  il  vespajo  , 

Avrem  pestata  Tacqua  nel  mortajo.  (parte) 


PBIMO. 
SCENA  XIV, 
Giardino  in  casa  del  Conte. 
H  àlarchesey  indi  Elisa  infurialao 

Mar.  Oella  strana  avventura 

lo  non  £0,  che  pe^isar  :  ma  in  iue  sedando 
Già  si  va  Taira  bile.  All' aria  aperta, 
Fra  solitarie  piante ,  oh  !  come  torna 
A  respirar,  quando  agitata  è  Talma: 
Qui  non  v'è  da  gridar,  qui  tutto  è  calili a/siecfe^ 
JEUs,    (Dove  mai,  dove  trovarlo  {agitata  senza 

afi^ecZersi  del  Marchese) 
Quel  crudel ,  quel  traditore? 
Ei  dal  sen  mi  ha  svelto  il  core, 
Ora  io  voglio  il  suo  strappar.) 
Mar.    (Chi  è  costei?  perchè  si  fiera,  ^osservan- 
Stralunata,  e  contraffata?  doiaj 
Che  sia  forse  ossessa,  o  matta, 
Mi  dà  molto  a  sospettar.) 
Mis.    Ahi  ti  ho  colto...  ah!  prepotente...  (con 

impeto  ^^erso  il  Marchese) 
Mar.      Con  chi  parli?...  io  non  so  niente..^ 

(sbaiorditò) 
JEÌis.       Voglio  farti,  a  brani,  a  brani... 

fgli  si  éfvmU^ 

Mar.  Bagattella...  giù  le  mani...  (ritirandosi) 
EUs,       Dammi  i  figli,  o  come  vetro 

Ti  sfragello. . .  (sempre  più  incalzandolo) 
Mar,  Ehi  dico,  indietro,  (sempre 

FAis.       Io  son  madre...  più  ritirandosi J 

Mar.  ^  lo  tei  concedo  . 

Eiis.       Tu  sei  padre... 
Mar.  ^  Almen  lo  credo . . . 

Eìis.  Dammi  dùnque  i  pegni  amati. 
Mar.      Nel  cerve!  tu  gli  ha  stampati. 


5o  ATTO 

7<ìis.       Voglio  i  figli...  invan  tu  meco  (moderanti 
lu*  arte  adopri ,  e  finger  tenti  :  do$i)l 
Con  queir  anime  innocenti  1 
Perchè  usar  tal  crudeltà?  * 
Mar,   Quali  figli?...  qual  intrico? 

E*  pazzia?  pretesto?  o  sogno? 
Se  bisogno  -  hai  d'  un  amico , 
lo  son  pronto . .  .  eccomi  qua. 
Elis.    Deh!  alle  mie  calde  lagrime  (in  atto  5i/p- 
Non  ti  mostrar  tiranno,  plichevole} 
O  mi  vedrai  d'affanno 
Appiedi  tuoi  spirar. 
Mar.  Ah!  tu  perdesti  il  cerebro 
In  vece  dei  ragazzi: 
All'ospitai  dei  pazzi 
Lo  puoi  ricuperar. 
£lis.    E  che?. ..  m'insulti  zncot:!? ...  {adirandosi 
di  bel  nuovo  f  ed  investendolo^ 
Mar^      Eh  !  vanne  in  tua  malora  . . . 
Elis.      ,  Sé  pazza  io  son  ,  vedrai . . .  (sempre  più 
fiera  ,  e  in  atto  d^  afferrarlo) 
Mar.      Son)  cavalier . . .  che  fai  ?  ( ritirandosi  c.  s.J 
Elis.  {    Hò  cento  furie  in  seno  , 
Ho  la  ragion  smarrita  . . . 
Con  questi  artigl}  almeno 
Mi  voglio  vendicar. 
Mar.  \  0y  per  tenerti  a  freno 

Chiamo  dai  s^rvi  sita  ; 
Saprò  guarirti  appieno 
Col  farti  bastonar. 

(i7  Marchese  fugge ,  Elìsa  V  insegue) 

SCENA  XV. 

Carlotta  smaniosa ,  indi  Coro  di  dómestici, 

Car.^  jhi  sa  mai  qual  sovrasta 

Fatai  periglia  all' infelice  amica! 


PRIMO,  5i 
Da  per  tutto  io  la  cerco.  Insieme  uniti 
I  suoi  giorni  fur  sempre  ,  e  i  giorni  miei  : 
S'ella  si  perde,  io  vo' perir  eoa  lei. 
Da  lei ,  per  cui  respiro , 
Oh  stelle  I  io  son  divisa  : 
Se  non  ritrovo  Elisa, 
Che  mai  sarà  di  me? 
Coro       Chi  sei?  che  vuoi?  perchè?... 
Perchè  così  smarrita 
Qua,  e  là  tu  volgi  il  piè? 
Car.       Deh!  chi  di  voi  m'addita 

U  amica  mia  dov*è? 
Coro       L- amica?...  e  chi  Io  sa? 
Cor.  Oh  Dio  !  che  crudeltà  ! 

Or  tutti  io  sento 
Per  mio  tormento 
Destarsi  ^  palpiti 
Deir  amistà. 
Coro  Chi  può  couiprendere 

Tal  novità  ì 
Cor,  Il  CQY  tremante 

]N^1  fiero  istante 
Non  sa ,  che  piangere 
La  sua  metà. 
Coro  Chi  può  com.prendere 

Tal  novità.  {Cari,  parte  in  fretta, 
il  Coro  si  disperda) 

SCENA  xyi. 

Galleria  come  prima. 
Il  Conte  e  Luca;  indi  tutti y  ciascuno  a  suo  tempo. 

Con.    J\oii  vorrei,  che  il  Capo-sgherro, 

Cwi  fidasti  i  due  fanciulli.... 
Lue.       Non  temete  :  ha  un  cor  di  ferro 

Non  si  pasce  di  trastulli, 


^  -ATTO 

T>i  carezze  non  si  appaga  , 

Ubbidisce  a  chi  lo  p^ga... 
f  07%.       Zitto  un  po'  .  .  .      {in  atto  di  ascoltare) 
Lue.  Ch' è  mai  mocessoì  ^egual,) 

Con.       Qiiiil  mai  strepito  s*  as<ioha  ? 
Lue.       hj  il  Marchese..  (osseì^ando) 
a  2  ^  E  desso,  è  desso.... 

Che  qui  corre  a  briglia  sciolta.,. 

Voglia  il  Ciel ,  che  non  ci  rechi 

Qualche  trista  novità, 
3Iar.  Ah  ì  {fuggendo  spaventato) 

Con.  Lue.  Che  fu  ? 

Mar.  Soccorso ...  a^uto  ...  (girando 

per  la  scena  senza  badare  agli  altri  due) 

Chi  mi  salva?...  io  son  perduto... 
Lue.       Woi  perduto  ?  (fermandolo) 
Con.  In  qusl  maniera? 

Mar.       Una  donna  ràbuftata     [sempre anelanti 

Scarmigliatn  . .  .  indemoniata  . . . 
Lue.       (Fosse  Elisa?)  (al  Con.) 

■Con.  (Fosse  quella?)  (a  Lue.) 

Mar.      Era  un  diavolo  in  gonnella  ... 

Occhi,  lingua,  zampe,  artigli, 

Sangue,  figli  -  e  che  so  io?... 
Chi.Car.  Che  mai  fu?     (uscendo  da  di^^erse parli) 
Sil%\Cels.  Qual  brontoUo  ? 

Elis.       Ti  bo  raggiunto  . . .  (ai  Mar.  in  atto  d' in- 

vestirlo) 

Mar.  Ah  !  sembra  ossessa  ... 

(ritirandosi  intimorito) 
Conte  ,  è  dessa  -  ohimè  J . . 
FAis.  Tu  il  Conte? 

(sorpresa  dello  sbaglio  preso, 
e  fiera  come  prima) 
&lìs,KCds.(Oh  Ciel!  che  veggio!) 
eia.        (OhimèJ  la  sposa)) 
Car.       (Ohimè  !  l'apnea  !  ) 


PRIMO.  33 
Tutti       (Qual  colpo  orribile! 
Che  mai  sarà!  ) 

Il  Conte p  il  Marchese,  Elisa,  Claudio  e  Carlotta: 
e  interpolatamente  gli  altri  tre. 

Lento  ,  lento  , . .  in  ogni  vena  . .  . 

Sento  . .  il  sangue  .  .  a  circolar  . . . 
Gela  il  labbro...  e  posso  appena... 

Tronchi  accenti . . .  articolar. 
Or  mi  balza  il  cor  nel  seno ... 

Or  s*  arresta...  incerto.,  e  tardo. e. 
Tremo,  e  sudo...  agghiaccio,  ed  ardo... 
E  vorrei . .  .  nè  so  sperar. 
Con.       Guai  se  turbar  pretendi,  {ad  Elisa  che 
freme  ,  ed  è  trattenuta  da  Cari,) 
Vii  donna ,  il  mio  riposo  : 
(Io  ti  vorrei,  m'intendi,  (a  Claudio, 
che  vorrebbe  parlare ,  ed  è  trattenuto 
da  Silvia  e  da  Celso) 
Più  saggio  ,  e  men  pietoso.) 
De'  dritti  miei  geloso 
Tutti  tremar  \farò. 
Silv.Ceìs.{lje  smanie  tue  sospendi.)       (a  Cla,) 
Car.  (  Soffri  per  ora  in  pace.)      (ad  Elis.) 

Con.  (  S'intimorì  Taudace  :  {da  se  <^ersoEli$.) 

Più  franco  or  parlerò.  ) 
Qual  mai  furor  ti  prese , 
Frenetica  villana  ? 
Scusatela  ,  Marchese  • . . 
Mar.         Purché  mi  stia  lontana. 
Con.  Se  tu  non  parti  subito ,       (ad  Elis,) 

L'  avrai  da  far  con  me. 
Elis.       Io  chiedo  . .  ,  {al  Con,  con  impeto) 

Con.  Eh  vanne  al  diavolo...  (inter- 

rompendola per  timore  che  non  parli) 
Mlar.         Io  non  comprendo  tin  cavolo ...  {guar^ 
dando  in  faccia  or  l'uno  ^  or  V  altro)  a* 


4  ATTO  PRIMO. 

JLlis.  I  figli.  ..  (come  èbprxl) 

Con,  Olà,  domestici...  {come  sopra) 

Eìh.Cla.    (Stato  del  mio  più  barbaro, 

Sorte  più  rea  non  v'è.  j  {tìascun  da  sè) 
Car.Sih.^St^to  del  suo  più  barbaro  , 

CeL         Sorte  più  rea  non  v'  è.  ) 
Coro       Eccoci  air  ubbidienza 

.  Deli' Eccellenza  -  vostra. 
Con.  Prendete  quella  femmina ,  (a Jdà.£7is.) 

E  a  forza  strascinatela 
Subito  via  di  qua.    (i  servì  la  circoh- 
^     dono  f  e  due  d'*  essi  V  afferrano) 
Car.     ^^rudeli  !  ah  !  no,  lasciatela... 
eia.  Deh!  genitor,  deh!  placati... 

Mar,         Anche  il  Contin  si  adopera  : 
E'  proprio  un  bravo  giovine  , 
E*  pien  di  carità. 
Claud.  Cari,  e  Coro  delle  donne. 

Pietà  ,  signor  ^  pietà. 
Conte j  Luca  e  Coro  d^  uomini 
Per  lei  non  v'  è  pietà. 
Mar.         Eppur  mi  fa  pietà. 

Elisa  e  gli  altri  a  riserva  del  Conte  ^  di  Luca  ^ 
e  del  Coro  degli  uomini. 
Che  fiera  crudeltà  ! 
Tutti, 

Dentro  un  vortice  profondo 

Son  ravvolti  i  miei  pensieri; 

Cosa  io  tema,  o  cosa  speri, 

INo  ,  non  posso  indovindr. 
Ma  frattanto  e  gelo,  e  palpito, 

JC  comincio  a  delirar. 

Fmt  deir  alUf  primo* 


ATTO  SECONDO. 

SCENA  PRIMA. 

Giardino  come  nell'Atto  primo. 

Jjuca  attorniato  dal  Coro  dei  domestici 
deW  uno  e  delV  altro  sesso. 


Z/om.  Oenti ,[  senti . .  . 

Don,  [     ^    Ascolta ,  ascolta  . .  * 

JLuc.  Piano  s  piano    un  po' per  volta.., 

TJom.  Che  vuol  dir  questa  faccenda? 

Don.  Quesl'  imbroglio  come  va  ì 

Uom.  Qui  si  dice... 

Dm.  Qui  si  crede. . . 

Uom.  Qui  si  crede... 

Don.  Q^i  si  dice  . .  , 

Uom.  Che  il  Contin  ,  come  succede... 

Don,  Che  la  femmina  infelice  . 

Uom.  Che  il  Marchese  , . . 

Don,  ,               ^     Che  la  spòsa.., 

Uom.  E  in  sospetto  ... 

Don.  Non  riposa  . . . 

JLuc.  Oh  che  ammasso  di  parole! 
Tutte  ciarle  ,  tutte  fole  : 


Tutto  il  Cor.Se  son  false,  se  son  vere, 

Presto  o  tardi  si  saprà. 
Lue.    f  Ma  la  vostra  in  conclu55ion^ 
I      E'  una  specie  d' aggressione  : 
1     Di  si  strana  impertinenza 
J     lì  padron  vi  punirà. 
Tutto  \  Tu  del  Conte  in  conclusione 
il  Coro I      Segretario  e  faccendone; 
I      Tu  aitante  in  confidenza 
^     Ci  ^uoi  dir  la  verità,  (il  Coro  $i  ritira) 


36  ATTO 

SCENA  II. 
Il  Conte  e  Lue  a. 

Xi/c.ISon  v'è  tempo  da  perdere...  Opportuno 
Voi,  signor,  qui  giungeste.  Ormai  l'arcano 
Incomincia ... 

Ccn.  Lo  so.  Cerca  d'Elisa:  {interrami 

Voglio  offrirle  un  partito.  pendolo) 

Zwc.  Vale  a  dir  ? 

Con,  Ricca  dote  ,  e  buon  marito. 

{Luca  parte  in  fretta) 

SCENA  HI. 

Il  Conte  y  indi  il  Marchese  di  cattwo  umore. 

f7o7i.Ecco  il  Marchese.  (dopo  a^er  osservato) 
Mar.  (lo  non  ci  vedo  chiaro... 

{da  sèpassegg,,  e  senz  av<^edersi  del  Conte) 

Qui  bisogna  finirla  , . .  ) 
Con,  (  Egli  è  pensoso  . . .  (e^a- 

Rumina,.,  io  non  vorrei...)  minandolo) 
Mar  (Tanti  accidenti 

Mi  danno  a  sospettar...) 
Con,  (  Per  ogni  caso 

Convien  mettersi  in  guardia.  ) 
Mar.  Oh  1  appunto...  appunto,.. 

(scoprendolo y  ed  accostandoglisi) 

Opportuno  vi  trovo. 
€on.  Tanto  meglio!  (^fingendo 

Mar.Se  meglio  ,  o  peggio  io  poi  non  so.  ilarità) 
{sempre  turbato ^  ed  incerto) 
Con.  (Senz'altro 

YorrJt  costui  disimpegnarsi...  all'erta.) 


SECONDO.  37 
J/or  Bramo  di  farvi  aperta 

La  mente  mia ,  ma...  (con  qualche  titubanza) 
Con.  Dite  su . . .  (c.  s.) 

Mar.  Potreste 

Averlo  a  mal . . ,  (c.  5.) 

Con.  ,  Spiegatevi  •  •  •  _  (c.  s) 

Mar.  Voi  siete 

Un  uomo  ragionevole  ...  (c.  s  ) 

Co7i.  Un  gran  torto 

Voi  mi  fareste  a  dubitarne. 
Mar.  Or  dunque...  (inco^ 

Con.  Via  su,  con  libertà...  niincia^  e  poi  si  arresta) 
Mar.  Si,  con  fraochszza  eroso- 

lo vo*  parlarvi  . ìutoj 
Con.  E' quel  ch'io  cerco. 

#War.  E  voi  (c.  s.) 

Da  quanto  ascolterete , 
Ciò,  ch'io  penso  di  far,  conoscerete. 
Qui  fra  voi  non  veggo  testa. 
Ch'abbia  intero  il  suo  cervello: 
Anche  il  mio       cosi  bel  bello 
Incomincia  a  svaporar. 
Finché  un  poco  me  ne  resta  , 
Io  mi  voglio  ritirar. 
Con.       Dato  il  caso  ,  e  non  concesso , 
Ch'ella  parli  a  me  sul  serio, 

(con  gravità ,  e  t  isentjmentó) 
Dico  anch'io  -  che  il  suo  criterio 
Incomincia  a  vacillar. 
Ma  suppongo  al  tempo  stesso, 
Che  le  piaccia  di  scherzar. 
Mar.      Che  scherzar?  sia  persuasa,  {scaldandosi) 

Che  mia  figlia  in  questa  casa , , . 
Con,  Avrà  sempre  al  suo  servizio  (interrom- 

Paggi,  ancelle,  camerieri...  pendolo) 
Mar.  Mille  grazie...  (oh  che  supplizio!  )  (impa- 
Con.         Cuochi,  guatteri,  staffieri,  zitintandosi^ 


58  ATTO 
Mar.         Basta ,  basta ...  (c.  ' 

Con.  Giardinieri ... 

.  (sempre  troncandogìl  ìe  parole} 
Alar,  ^^~^Io  m*  intendo . . .  (si^mpre  p^h  impazien" 
Con.  Canlinieri,,.  tandosi) 

Mar,  Ma  lasciate  ... 

Con.  lo  già  colpisca..  ^ 

Mar,         Due  parole,  e  poi  finisco: 

Voi  sapete .  . 
Con.  E  chi  noi  sa  ? 

(tornando  subito  ad  interromperlo) 
Lo  san  tutti  del  paes3  , 

Ch'io  son  Conte,  e  voi  Marchese... 
Mar,  (Ah!  la  miccia  ancor  s'accese...)  {dispe- 

Con.  Che  mio  figlio,  e  vostra  figlia  randosi) 

Formeranno  una  pariglia. 
Mar,  (Ahi!  la  febbre  ormai  mi  piglia...) 

Con.  D'onde  poi  per  discendenza... 

Mar.  M'hai  già  rotto  la  pazienza...  (con  forza 

Con.  Sortirà  la  quinta  essenza      al  Conte) 

pura  -  più  matura, 

Incorrotta  nobiltà. 
Mar.      Che  profluvio!  -  che  diluvio  l  (con  dispetto 

Che  tempesta  di  parole!      al  Conte) 
Con.  Che  uragano!  che  vesiivioi  (al  Mar.) 

Che  cos'ha?  dì  che  si  duole? 
Mar.         (Par  che  parli  a  quattro  gole; 

Se  noa  tace,  io  crepo  quà) 
Con.       (Pria  di  dirmi  ciò  che  vuole, 

Soffogato  ei  resterà.) 

Mar.  f  (Son       c  ^         u  i  j-*. 

^>        V  )t?'     contaso  .  • .  sbalordito  . .  » 

Con,    y  (tj 

a  2  i      Senza  Iena...  e  senza  fiato... 

Dalla  sorte  condannato 

^      A  soffrire  ,  e  non  parlar.) 

Mar.      In  sostanza  il  matrimonio...  (ansante) 

Con.  Non  temete  ,  si  farà. 


SECDKD  O  %^ 
Anzi  io  voglio...  .  (c.  5.) 

Innanzi  sera. 
Che  sia  sciolta.,.,  (sempre più  ansante) 

E  già  ^isciolta 
Qiial  si  sia  difficoltà. 
La  promessa     .   (riassumendo  le  forze) 
E  ancor  Tistessa , 
Nè  al  dover  si  mancherà. 
Ah  !  di  peggio  non  si  dà. 

inelV  eccesso  della  disperazione) 
(  Sciìpparmi  di  gabbia 
Vorrebbe  il  merlotto  , 
S*  aggira  ,  svokzza 
Di  sop^a  ,  di  sotto , 
M' inseRue  ,  m' incalza  , 
M' anni  jri ,  m' assedia  , 
Più  bella  commedia 
Di  questa  non  v'è.)  ; 
(Non  altro  che  rabbia  v 
lo  mastico ,  e  inghiotto , 
M'affoga,  m'ammazza, 
Son  cotto  ,  e  stracotto , 
M'afferra ,  trabalza , 
M'opprime,  m'attedia^ 
Più  fiera  tragedia 
Di  questa  non  y'è.)  (partono  per 
lati  opposti) 
SGEN  A  IV. 

Sitvià  e  Celso  ^  indi  Carlotta. 

?elsjt  uor  che  una  fuga  t  Q  Silvia  ^ 

Altro  scampo  non  \'è. 
>i^^^  Si  ,  ma  la  nostra 

Inutile  saria.  Fuggendo  Claudio, 

Dair imenèo  funesto  , 

Senza  mio  disonor  ,  libera  io  resto. 


4o  ATTO 

Non  ti  basta  per  or  ? 
Cels.  Sì ,  cara. 

Sil\^.  E  colile , 

Tosto  che  annotti ,  uscir  potran  dal  chiuso 

Recinto  i  fuggitivi  ? 
Cels.  In  questa  casa 

Tutto  è  venal.  D'una  secreta  porta, 

Che  mette  a  vie  remote,  ecco  la  chiave, 
(si  kva  di  tasca  una  chiave  ,ela  mostra  a  Sih^- 
Sih,  Onde  l'avesti? 
Cels.  Ad  uno, 

Ch'ha  in  custodia  il  giardin  ,  finsi  una  mia 

Notturna  tresca.  Io  questa 

Air  amico  darò. 
Car,  Lieta  novella 

Io  VI  reco. 
Sih.  E  qual  mai  ? 

Car,  Men  trista  Elisa 

Qui  meco  ritornò  :  bramoso  è  il  Conte 

D'abboccarsi  con  lei. 
Sih,  Dille  ,  che  poi 

Venga  nelle  mie  stanze.  Ah!  fosse  vero, 

Che  il  Conte  alfm  placato  . . . 
Ceìs.  lo  non  lo  spero. 

rar.Ebben  ,  si  fug^^irà.  Ma  i  figli . . .  (con  passione 
Cels.         ^  V  _  I  figli 

Ove  sian  custoditi , 

Con  arto  io  scoprirò. 
Car.  Quei  due  fanciulli 

Io  raccomando  a  voi.  [così  alV  unoy  come  oli 
6i7v.  Ma  che  ?  d'Elisa,  V altra; 

Se  r  affar  non  si  aggiusta  , 

L'  orme  a  seguir  tu  sei  risolta  ? 
Car.  E  come 

Dividermi  da  lei?  son  le  nostr  alme 

Unite  si ,  eh'  io  ne  morrei  di  pena. 


SECONDO,  4£ 
r(//5.(Che  bel  core  ha  costei!  ) 
.Sih.  t)*  entrambe  amica 

Esser  mi  vanto  anch'io.  fahhracciandola) 
Già  siamo  intese.         (nclV  ai  to  di  ritirarsi) 
Cels,  Addio  >  Carlotta. 

Sih.  Addio. 

{Silvia  e  Celso  partono) 

SCENA  V. 

Carlotta  in  atto  di  partire ^  e  Coro  di  giardiniere  f 
Mìui  delie  quali  dà  un  m  azzetto  di  fiori  a  Carlott*a. 

^aro Piegano  il  collo  i  fiori  fnelV  atto  di  sortire) 
Al  sol  che  cade  :  {Cari  intanto  si  com- 
piace di  ascoltare} 
Ma  poi  risorgeranno  ai  nuovi  albori, 
Eicolmo  il  sen  di  tremuK-  rugiade, 
Come  riabbiamo  noi...  di  che?..,  d'amor. 
'Car.Felici  voi,  cui  diè  propizio  il  cielo 
Venustà,  leggiadria,  soave  il  canto. 
Come  candido  il  core: 
Ma  non  vorrei,  che  vi  tradisse  Amore. 

Ahi  d'Amor,  se  accorte  siete,  (mentre 
le  giardiniere  la  eircondano , 
e  le  offrono  de\fiori) 
Non  credete  -  all'  arti  infide  ; 
Dolcemente  a  voi  sorride  , 
Finché  siete  in  libertà. 
Poi  se  a  porvi  il  Iristarello 
Giunge  alfin  tra  le  catene, 
Ei  v'addita  a  questo  e  a  quello 
Per  dispregio  e  vanità. 
dCoro       Brava,  brava!  parla  bene:  (fra  lore  ap- 
E' la  pura  verità.  plaudendola) 
Car.       S) ,  mie  care  . , .  ognun  lo  sa  .  . . 

Lo  confessa...  e  poi  che  fa? 


^  ATTO 
Ogn*  alma  che  geme 
Fra  i  laccj  tiranni^ 
Si  pasce  di  speme  , 
E  tempra  gli  affanni 
Col  dolce  pensiero , 
Che  lieta  sarà.  (partono) 

SCENA  VL 

Galleria ,  come  sopra. 

Elisa  accompagnata  da  due  domestici^ 
indi  il  Conte. 

V 

FAis.{l  orse  pentito  è  il  Conte 

Della  sua  crudeltà  :  lo  sposo ,  e  i  figli , 

3enza  tremM ,  forse  potrò  per  sempre 

Stringermi  al  sen.  ) 
Con.  Che  qui  nessun  s' avanzi 

(ai  due  domestici  che  partono) 

Sia  vostra  cura.  Elisa  ,  (rivolgendosi  a  lei  con 

faccia  ridente) 

Eccomi  a  te.  Quel  tuo  sereno  ciglio 

Mostra ,  che  il  cor  presago 

Hai  d'un  lieto  avvenir, 
£lis.  Da  voi  dipende  fcon 

La  mia  felicità.  modestia y  e  brio) 

Con,  Sei  mila  scudi 

In  dote  io  t'offro. 
Elis.  In  dote?  (E  guai  bisogno 

fcon  sorpresa) 

Di  dote  ha  Claudio?  Egli  vorrà  senz'altro 

Separarlo  da  ^è.) 
Con,  (Pensa.)      frìssero  andolck) 

Elis.  (Che  importa?) 

É^on.Ebben  . . .  V  accetti  questa  dote? 


SECONDO.  45 
EUs.  e  come 

Ricusarla  potrei  ? 
Con.  (Tutto  r  amore 

In  un  punto  svanì.)  (compiacendosene) 
Elis.  Chi  pià  felice  , 

Chi  più  lieta  di  me  ? 
Con.  (  Claudio  presente 

10  qui  vorrei:  ma  lo  saprà.  Credea 
D'aver  trovata  un  Artemisia!  eh  pazzo! 
L*  error  conoscerà.  ) 

Elis.  ^  Danq\xe,..^consmmQohnoJ 
Con.  La  somma 

Ti  sborserò.  Con  quella 
Procurar  ti  potrai  tosto  un  marito 
Più,  che  degno  di  te. 
Elis.  Come?  e  fu  questo 

{sorpresa  p  ed  in  particoLar  modo  adirata) 

11  tuo  pensier?  Che  all'oro 
La  fede  mia  sagrificassi?  Eh,  s'altro 
A  propormi  non  hai . . .        (coti  s^eeménza) 

Con  Ti  lagni  a  torto 

Della  proposta  mia. 
Elis.  Proposta  infame! 

Esci  pur  di  speranza. 
Con,  Eh  I  lascia  queste 

Romanzesche  follie.  Mal  ti  lusinghi 
D*  ottener  ciò  che  brami. 
Elis,  Odi...  (e  tei  giuro 

SuU'onor  mio.)  Se  Claudio  ■ 
Fosse  dì  me  più  povero,  e  ]a  sorte 
Capricciosa  ,  e  volubile  mi  oftrisse 
K  talamo  d'un  Re,  sempre  mendica 
Restar  saprei,  ma  colla  fede  ajtitica. 
Se  un  istante  aìF offerta  d'yii  soglio 
Vacillasse  il  mio  genio  J)rimiero, 
lo  sarei,  per  si  basso  pensiero. 
Più,  eh' agU  altri,  a  me  stessa  in  orror. 


44  ^  ATTO 

Con.    Ch'io  deponga  il  mio  nobile  orgoglio^ 
Mal  ti  affidi  all'incauta  speranza: 
Più  fai  pompa  d'invitta  costanza, 
Più  s'  accresce  il  mio  giusto  rigor. 
EUs.    Dì  natura  io  le  leggi  rispetto, 

Tu  sei  schiavo  d'  un  falso  splendor. 
Con.    Tu  sei  schiava  d*un  debole  affetto, 
Mentre  io  servo  alle  leggi  d*onor. 
Elis.  Ya  . . .  Senti ...  ah  !  pietà  . . . 

Non  prego  per  me  ... 
Ma  i  figli. .a  oh  dolor!...  (con  molta 
Ma  i  figli...  ah  I  perchè  espressione) 
Chi  colpa  non  ha 

Condanni  a  soffrir?  (in  aria  supplich.) 
Cxm.  Deh!...  Taci...  (Ah!  perchè 

Mi  palpita  il  cor  ?  (da  se  ,  senten*- 
dosi  commovere ,  mentre  Elisa  lo 
va  pregando) 
Molesta  pietà ... 
Che  brami  da  me?  . . . 
Ch'io  ceda?.,  non  già,.. 
Piuttosto  morir.) 
Con.  Non  odo  querele...  {scuotendosi) 

Elis.  Minaccie  non  temo  . . .  (ritornando 

Con.  Insana  I  mllo  stato  di  prima) 

Elis.  Crudele  ! 

Con.  Vedremo ... 

Elis.  Vedremo ... 

La  giusta  del  Cielo  (i'wno  alV  altra 
Vendetta  tremenda         con  forza) 
La  pace  ti  renda  , 
Ch*io  godo  per  te.  (partono  per  lati 

ópposii) 


a  2 


SECONDa 


SCENA  VII. 


Celso ,  e  Luca.- 


unque  intesi  noi  slam. 


Lue. 


Seimila  scudi 


Cels. 
Lue. 


In  dote  avrai  :  due  mila 
Saran  per  me. 

Benissimo  ! 


(fingendo) 


I  fanciulli 


Già  ti  dissi ,  ove  so 0^0. 


Cels, 


(  E  questo  appunt® 


Mi  premea  dì  saper.  ) 


Lue, 


Se  ricusasse 


Costei  d*  averti  per  marito ,  allora  - 
In  un  legno  di  posta 
La  caccieremo  a  forza;  e  tu  coi  figli 
Teco  la  condurrai  dove  ti  piace  : 
Imparerà  col  tempo  a  darsi  pace. 
Cels. Ottimamente  !  {eome^opra) 
Lue,  Addio.  (congedandolo) 


(Lue,  frattanto  è  in  atto  di  pensare) 
Questo  sarà  per  favorir  T  amico  , 
Se  la  fuga  imminente  andasse  in  fallo.)  (parte) 
Xuc.Ora  siamo  a  cavallo  : 

Il  Marchese  però  mi  dà  non  poco 
Da  sospettar ...  se  mai  da  solo  a  solo 
Gol  Contino  ei  s'abbocca, 
Guai!...  giudizio...  a  me  tocca 
Esplorar  ciò  che  avviene  ,  e  farne  a  tempo 
Il  padron  consapevole.  A'  miei  pari , 
Quando  si  tratta  di  buscar  denari , 
Il  vegliar  non  rincresce  : 
Chi  vuol  troppo  4ormir,  non  piglia  pesce. 


Cels, 


(  Perfido  !  un  mezzo 


(parte) 


46  ATTO 

SCENA  VITI. 

Giardino  come  sopra,  in  tempo  di  notte. 

JEÌisay  Carlotta  e  Claudio ,  che  si  avanzano  tiniO" 
rosi  e  guardinghi.  Indi  il  Marchese y  finalmente, 
il  Conte  p  e  sgherri  con  lumi. 

Elis.    jÈS^.d  ogni  fronda...  che  muova  il  vento, 
11  piè  vacilla  ,  gelar  mi  sento 
Di  tema  il  cor. 
Car.    Ad  ogni  passo.,  mi  volgo  indietro. 
Smarrita  è  Talma  per  questo  tetro 
JNotturno  orror. 
eia.     Ad  ogni  moto...  disastri  aspetto, 
Tu  sola,  o  cara ,  tu  sei  T  oggetto 
Del  mio  timor. 
Sia  tardi  ,  o  notte  amica  , 
Che  torni  a  noi  1'  aurora  : 
Cortese  ,  a  chi  t' implora  , 
Concedi  il  tuo  favor.        (s' incam- 
minano di  bel  nuovo  ^  ma  lentamente) 
Mar.       Propriamente  ad  ogni  bestia  {gli  altri  tre  ' 
si  fermano  in  attitudine  cV  ascoltare) 
Questa  casa  è  famigliare  : 
Ci  mancavan  le  zanzare 
Per  non  farmi  riposar. 
a  5        Parmi  udir ...  (soffermandosi) 
Mar.     (  .  .  Veder  mi  sembra. 

{osservando) 
a  3        Nuovo  affanno  il  sen  m'ingombra... 
Mar.      Non  distini^uo...  è  un  corpo?  è  un'ombra 
a  3        E  un  error  di  fantasia... 
Mar.      Fosse  mai  qualche  scimiotto  . . . 

Chiotto ,  chiotto  -  ip  torno 
a  3        Zitti ,  zitti . .  . .     andiamo  * 


SECONDO.  47 
a  4        Leggiermente  .  . . 

(Con,  Fermi  là.    (sorprem  ,  e  si- 

a  ò  lenzio  generale) 

Elìs.  f  (Ah...  di  quel  ciglio  al  lampo... 


eia. 

e 

Car. 


Di  quella  voce  A  tuono , 
Speme  non  v'è  di  scampo, 
Di  grazia  ,  o  di  perdono  .  .  . 
D*  affanno  .. .  a  lenti  palpiti 
Mancando  il  cor  mi  va.  ) 


Con.  >  (Ogni         sguardo  è  un  lampo... 

'ì   \^         suo    ^  ^ 
e  H  I 

MarA    È  la  "'^^  \oce  un  tuono... 
«     ^  sua 

Per  lor  non  v*  è  più  scampo , 

Per  lor  non  v*è  perdono... 

Sospeso  in  aria  è  il  fulmine , 

Che  sovra  i  rei  cadrà  ) 

Con.    Che  sian  divisi .  . .  {agli  sgherri  che  esegui" 

scono  non  senza  contrasto) 

Elis.  Ah  !  barbari  ... 

i  Claudio!...  {dimandando  ajuto) 

(  la.  Mio  ben  ! .. .  {volendosi  opporre) 

Elis.  (agli  sgherri)  Lasciatemi... 

Con.       Invan  lo  speri .. .  {ad  Elisa) 

■Car.  Oh  pena  ! . . . 

Mar.      Alfm  la  cosa  è  chiara  . . .       _j(aZ  Con.) 

Con,       Andiam   (ad  Elisa) 

War,Car,  Crudel  1  . . .  f verso  il  Con,) 

EUs.  Mi  svèna...  (almedes.) 

Con,       Taci ...  (ad  Elisa) 

eia.  Ma  padre...  (con  impeto) 

Cpn.  Impara  (a  Cla.) 

\  A  rispettarmi ... 

l^lis.  Ahi  dove  i 

I  Mi  conducete  !  — 

Con.  A  piangere 

I  La  tua  temerità. 


4-8   "  ATTO- 
C/a,  Tu  metti  a  dure  prove 

La  mia  docili  là. 
Con.  Punir  saprò  l'audace. 

£lis.  I)i  me  che  mai  sarà? 

Mar.Car.       Di  lei  che  mai  sarà^? 


(al  pacìr^), 


Con.       f  L'orgoglio  feroce 

Mi  lacera  il  seno  ; 
Ne  ascolto  la  voce  , 

tChe  air  ira  m' accende  :> 
Capace  di  freno 
Quest'alma  non  è. 
Le  Furie  tremende 
Son  tutte  con  me. 
Gli  altri  i  ^L'orgoglio  feroce 

Gli  lacera  il  seno  ; 
Ne  ascolta  la  voce  , 
Ghe  air  ira  Faccende: 
Capace  di  freno 
Quell'alma  non  è. 
Le  Furie  tremenda? 
Ha  tutte  con  sè.  {Elisa  è  condotta* 
via  dagli  sgherri:  tutti  gli  altri 
partono  in  confusione) 

S  G  E  N  A  IK 

Celso  con  un  lanternino^  poi  Claudio  di  ritorrm^ 
indi  Carlotta. 

CeJ5.daudio...  Claudio...  tu  ascolta... 

{chiamandolo  sotto  voce) 
eia.  Ah  !  chi  sa  quale 

(a  Celso  tornando  indietro) 
Fia  d'Elisa  W  destin?  Sperai  foss^ndo.  . . 


SECONDO.  49 
(Jels.Tacìj  non  ti  Ugnar.  Non  sempre  è  male 

Ciò,  che  male  a  noi  sembra.  E  figli,  e  sposa 

ló  riporrò  fra  le  tue  braccia. 
eia.  Eh  come  ? 

Cels.A  qtiel  birbon  di  Luca  ^ 

Finsi,  che  accetterei  là  man  d* Elisa,  : 

Per  iscoprir  ... 
Cor,  Deh  !  voi  mi  dite  .  . .  {ansante) 

Cels,  Appunto 

Tu  qui  giungi  a  proposito.  T'affretta  (a  Cari.) 

Al  tuo  rustico  albergo,  e  là  m'aspetta. 
rar.Ma... 
eia.       Dimmi . . . 

CeW:  E  tu  la  segui.  I  miei  disegni  f aCla,} 

1/ effetto  mostrerà.  Da  questa  us<pite 
Casa  fatai ,  pria  eh*  altro  avvenga. 

Car.  ^      '      '  Andiamo: 

(a  Cla.  \pr^ììdenàolo  per  mano) 
Celso  sa  quel  che  fa.  Coraggio! 

eia.  In  preda 

A  sì  fiere  procelle 
Speme  non  ho  di  ritrovar  più  lido. 
Siete  voi  le  mie  stelle  :  (aìL^ uno ,  e  alV altra) 
Dunque  a  voi  m'abbandono,  a  voi  m'affido. 

(Cla.  parte  con  Cari.) 

SCENA    X.  .„^^.. 

Luca  parimenti  con  un  lanternino  ^  e  f^l^ 
che  in  atto  di  paftir^  \è  richiamato  dà  luL  " 

iuc.Ehi...  Celso!'.?  ' 
Ceis.  Ebben? 

L^c.  ^  Poco  niancò,  che  il  nostro 

Contratto,  andasse     yuoto  ;  e  se  non  era. 
La  vigilanza  mia:.,,  .-.jj  ^r^g 


5o  ATTO 
Cels.  Bravo!  e  che  avvenne  (fin- 

D' Elisa?  gendo) 
Lue.  Ecco  le  chiavi 

(gli  dà  un  mazzo  di  chiavi) 

Del  sotterraneo,  ov' ella  è  chiusa:  osserva  ' 

I  numeri  alle  porte 

Corrispondenti. 
Cels.  E  i  due  fanciulli  ? 

Jjuc.  ai  Trinca 

Reca  questo^  e  gli  avrai.  Nella  futura  (porgen- 

Fotte  ...  dogli  un  foglio) 

Cels.  Ma  tu  meco  sarai? 

Xwc.  Di  vista 

Tener  deggio  il  Marchese,  e  del  Contino 

L'orme  spiar:  ma  quanto 

D'uopo  ti  fia,  se  mai  colei  menasse 

Molto  rumor ,  non  mancherà.  Scommetto , 

Che  ben  tosto  d'  affetto 

Colei  si  cambierà  ,  cambiando  loco,  (parte) 
Cels»(  Anirna  rea  !  tu  il  c^^mbierai  fra  poco.  ) 

(seguendolo. 

SCENA  XL 

Incomincia  a  farsi  giorno. 
Coro  di  Domestici ,  e  Giardiniere. 

Parte  del  coro  Udiste ,  udiste  ? 

Oh  che  scompiglio! 
jélira  parte      Che  voci  miste 

Di  rabbia ,  e  duolo  ! 
Prima  parte      Gridava  il  padre  , 

Gridava  il  figlio. 
Seconda  parte  Mai  non  udivasi 

Gridare  un  solo. 
Tutti  La  cosa  in  genere 

Si  è  già  capita: 


SECONDO.  Si 

%     Come  poi  l'abbiano 
Tra  lor  finita, 
E'  assai  difficile 

L'indovinar.  (partono) 

SCENA  XIL 

Camera  rustica  in  casa  di  Carlotta. 

Claudio  y  e  Carlotta: 
indi  Celso  co^  fanciulli  per  mano, 

eia.  A  h  !  Carlotta,  ah  1  chi  sa?  Luca  è  più sealtrOj 

Che  tu  non  pensi. 
Car.  E' ignota  a  lui  la  vostra 

Amicizia  con  Celso,  e  un  vero  servo^ 

Qual  per  amor  si  finge  ,  egli  lo  crede. 

Troppo ,  scusate  ,  in  voi  la  tema  eccede. 
tCeZs  .Eccomi  a  te. 

eia.  Pegni  adorati ...  oh  come  ,  fa5- 

hracciandoli ,  e  haciandoli) 
Mentre  io  torno  a  vedervi ,  in  ogni  vena 
Mi  brilla  il  sangue  ! 
Car,  {facendo  lo  stesso)  Oh  cari  !  . .  . 

So ,  che  dir  mi  volete  . .  .  anche  la  mamma 
Ritornerà,  (mentre  Cla.  e  Cels.  parlano  fra  loro) 
Cels.  Da  Luca  {Cor.  porge  orecchio  al  dis-- 

corso) 

Non  hai  pia ,  che  temer.  Sotto  un  pretesto 

Io  dolcemente  innanzi 

Al  giudice  lo  trassi.  Ei  là  rimase 

Ove  attendono  i  rei  de' lor  delitti 

La  dovuta  mercè. 

Car.  Cosi  restato 

Ci  fosse  un  arino  fa  ! 

Cla.       {a  Celt)  Ma  il  padre  ?. . . 


52 

Cels. 


ATTO 


11  padre 


Arrendersi  dovrà.  Tutto  al  Marchese 
Già  confidai  :  s  inteneri ,  promise 
impegnarsi  per  te. 

Siete  contento  ? 
Che  bramate  dì  più? 


Son  fuor  di  me.  Questi  innocenti,  a  cui  (^ad- 

dit arido  i  figli) 
Vieta  Tetà  d'esservi  grati,  un  giorno 
Sapran  da  me  con  meraviglia  i  vostri 
Pietosi  ofFicj  . . .  Oh  casta  Dea  !  . . .  d'amore 
Protettrice  amistà  !  . . .  tu  fosti  ,  e  sei 
Nelle  sventure  estreme 
De' tristi  giorni  miei  -  conforto  ,  e  speme. 
Ah  !  se  posso  ai  figli  ancora 
Ricordar ,  che  padre  io  sono  , 
Tutto  io  deggio  un  sì  bel  dono 
AI  favor  delF  amistà. 
Per  gioja  insolita 

10  vengo  meno  : 
r  dplci  palpiti 
Di  questo  seno 

11  labbro  attonito 
Spiegar  non  sa. 

Io  gioisco?'...  Elisa  intanto 

Forse.. .  oh  Dio  ^.,  si  scioglie  in  pianto.». 

Deh  !  perdona,  o  bella  Dea, 

Quest'idea  -  languir  mi  fa. 
Finché  al  fianco  io  non  mi  veggia 

La  mia  sposa  sventurata, 

Non  dirò  ,  che  sia  placata 

Del  destin  la  crudeltà,  (parte  e  seco  lui 


eia. 


Celso  . . .  Carlotta  . . . 


tutti) 


SP-ICONDO.  m 

SCENA   X 1  IL 
Sotterraneo  in  casa  del  Conte. 
£tisa  sola:  indi  tutti  ^  ciascuno  a  suo  tempo, 

iBZ/s  C^uesto ,  questo  è  soffrir!  ...  divisa  a  forza 
Da  chi  felici  i  giorni  miei  rendea... 
In  sembianza  di  rea 

Qui  sep^.'lt'i . .  .  e  perchè?...  perchè  fortuna 
Mi  fe'  nascer  mendica  ,  e  in  rozza  cuna. 
eia.  Elisa  ...  {affannato) 
Elis.( sorpresa''  Oh  ciel  ! ...  figli ...  consorte  ...  amica... 

Voi  qui  ?  che  fu  ? 
eia  A  sempre  con  affanno)  Tutto  s^^prai...  mi  ser^,ul 
jE/is.Non  esporti  per  me...    (dopo  a^er  ahhrac-- 

ciati  i  figli  e  Carlotta) 
Car.  Di  che  paventi? 

Sih.Si^m  tutti  in  tua  difesa,  (tutti  le  si  affollano 

intorno) 

Mar.  Ed  io  vi  sono, 

Ch'oggi  valgo  per  mille. ^ 
Cels,        ....  E  già  di  tutto 

La  Giustizia  informata. 
Mar,  Il  signor  Conte 

L'  avrà  da  far  con  me. 
Con.  Qual  tradimento? 

(entrando  in  furia) 
iJ/ar.Ehi  ,  dico  .  .  con  le  buone  .  .  .  (al  Con.) 
Con. Celso  ...  (volendo  rammemorargli  il  contratto) 
Mar.  F  un  uomo  d'  onor.  (interrompendolo) 
Con.  Luca  (cercando 

^  di  lui 

Mar/  E  in  prigione: 

(coìm  mpra) 
Dove  ancora  per  voi,  se  fate  chiasso,  . 
Si  prepara  una  camera  decente. 


54  ATTO 
Con.Eh,  giuro  al  Ciel.,.  (minacciando) 
Mar.  Non  fate  il  prepotente. 

{opponendosi) 

Con. La  Contea  di  gìuocarmi  io  son  capace,  (con 

forza) 

Mar, Ed  io  mi  giuoco  il  Marchesato,  (egualmen.y 
JElis.  Ah  !  pace  . . , 

(frapponendosi) 
Pace  fra  voi.  Calma,  signor,  per  poco  (alCon,) 
Lo  sdegno  tuo:  poi  mi  condanna.  Io  Claudio 
Vidi  . . .  ei  mi  vide  ;  e  il  nostro  alterno  foco 
Opra  fu  d'  un  istante.  I  gradi  Amore 
Di  ricchezza ,  o  di  stirpe 
Confonde  a  suo  piacer.  Se  non  ragione , 
Merito  almen  pietà  del  fallo  mio  : 
Tutti  meco  son  rei  ,  se  rea  son  io. 

A  chi  parlo?...  che  pretendo?...  (agitata) 
Tu  mi  guardi,  e  non  rispondi... 
Già  ti  spieghi  assai  tactìndo... 
Che  vuoi  dirmi,  oh  Dio!  già  so. 
Le  più  crude  alme  feroci 

Muove  alfìn  T  altrui  sventura  ^ 
Ogni  legge  di  natura  ^ 
Per  me  sola  il  Ciel  cangiò. 
Mlar*  Ha  ragion.  (al  Con)  \ 

Con,  Vossignoria      (al  Mar.  in  aria 

Che  farebbe  nel  mio  caso?  sardonica) 
Mar.      Qui  ci  vuol  filosofia  ; 

lo  sarei  già  persuaso. 
Sih.       Dunque  . . .    (jinginocch.  dinanzi  al  Mar) 
Cels..  Il  caso  . . .      (egualm.  esitando , 

e  tremando  così  Vana  come  V altro) 
a  2  II  caso  stesso  . . . 

Mar.  Come  ?  fco7i  sorpresa  ,  e  dubbiezza) 
Con.    ^  Oh  bella  !    {ridend.  della  nosntà) 

a  2  In  noi  si  dà. 


SECONDO.  55 
Mar.  Figlia  rea! 

Con.  Filosofia  ...  (al  Mar.  deriderti 

Me  la  godo  m  verità.  dolo) 
Mar.  Tu,  vii  servo...  oh  qua!  eccesso!... 
Cla.CarJÉA  fu  servo  per  amore,  (al  Mar.  accen- 
nando Cels.) 

Mar.      Su.,  che  ardir!     (facendo  loro  cenno  ^ 

cìie  si  alzino) 

eia,  e  Car.  Pietà...  (%'olendo  inter^ 

cedere  per  Sih,  e  Cels.} 
Con.  (facendo  V  opposto)  Rigore... 
Mar,       Si  . .  rigore  . . . 
Sih.eCels.  Ahi!  qual  affanno? 

Mar.      Ho  deciso ...  e  vi  condanno 

A  sposarvi,  e  a  star  con  tte.  (dopa 
a^^erli  tenuti  alquanto  sospesi) 
Con.    Imbecille  !  (al  Mar.  con  forza) 

Mar.  A  chi  ?       (con  sommo  risent.) 

fLlis.  Cessate  . . . 

Speme ,  oh  dio  1  ,  per  me  non  v'  è. 
Se  rendi  al  figlio  amato     (al  Conte) 
11  tuo  paterno  affetto, 
Nel  povero  mio  stata 
Sarò  felice  ancor. 
Con.  (Vacilla  il  mio  rigor.)  (incomincia 

Gli  altri  e  Coro.    <^  ^ommo.ersi) 

Ah  !  mi  si  spezza  il  cor. 
£lis.  Addio  ...  (si  congeda  con  espressione ^ 

e  s'incammina  piangendo) 
eia.  Che  fier  cimento! 

Con.  Ah  !  no  . .  •  trionfi  Amor,  (ferman- 

dola^ e  rendendola  all0  sposo  ^ 
insieme  ai  figli) 


56  ATTO  SECONDO. 

Elis.       Trionfi  Amor?...  che  sento!  (fuori  di 

per  V  improvvisa  gioja.  Meraviglia  ^ 
tripudio  generale,  e  pausa) 
Elis.  Figli .  .  sposo  .  .  io  reggo  appena  . . . 

(/ro  .sportata  ed  ansante  di  gioja) 
Qual  passaggio  !..  e  fia  ciò  ver  ? 
Dall'  eccesso  della  pena 

Ali*  eccesso  del  piacer. 
Se  provale...  s'io  potessi 
Palesanti  i  sensi  miei , 
Per  dolcezza  io  vi  farei 
Quasi  r  alma  in  seu  mancar. 

Coro. 

Or  che  p^^^a  alfin  tu  sei  , 
Si  ri t  uni  a  giubilar. 


Fin:'  del  Melodramma